Chi arriva in Sardegna pensando solo alla costa si perde metà dell'isola. Alle spalle del Golfo dell'Asinara, e prima che cominci il granito della Gallura, si stende una fascia di altopiani, valli e paesi piccoli che porta due nomi antichi: Anglona e Logudoro. Tula sta esattamente lì in mezzo, nel punto in cui le tre aree si sfiorano.
Due nomi, una terra di confine
Il Logudoro è il nome storico di una regione vastissima, coincidente in larga parte con l'antico giudicato di Torres, lo stato sovrano che nel medioevo controllava tutta la Sardegna nord-occidentale. L'etimologia più citata lo fa derivare da locu de Torres, il territorio della città di Turris, l'attuale Porto Torres, anche se gli studiosi discutono ancora la questione. Il giudicato era diviso in curatorie, distretti amministrativi: Tula apparteneva a quella del Monte Acuto.
L'Anglona è invece una regione più compatta, oggi con sede istituzionale a Perfugas, che raccoglie una decina di comuni fra cui Chiaramonti, Bulzi, Laerru, Martis, Nulvi, Sedini, Tergu e Santa Maria Coghinas. È una terra intermedia in tutti i sensi: fra il mare e la montagna, fra il Logudoro e la Gallura, fra il calcare e la lava.
La pietra: vulcani spenti, calcari e una foresta pietrificata
La geologia qui non è un dettaglio da specialisti: è il motivo per cui il paesaggio ha questa forma. Fra Oligocene e Miocene, decine di milioni di anni fa, tutta questa fascia fu interessata da una intensa attività vulcanica che depositò andesiti, trachiti, rioliti e basalti; sopra e accanto si formarono sedimenti marini e lacustri, calcari e marne. Il risultato sono i tacchi e i tavolati che si vedono ovunque: altopiani dal profilo piatto, tagliati da valli strette, con pareti verticali di roccia scura.
Il vulcanismo non è nemmeno così remoto: le manifestazioni più recenti del Logudoro si sono spente in tempi geologicamente vicini, molto dopo la comparsa dell'uomo in Europa. Ed è proprio a quelle antiche eruzioni che si deve una delle rarità del territorio: la foresta pietrificata dell'Anglona. Le colate e le ceneri seppellirono una foresta subtropicale, e i tronchi si mineralizzarono conservando la struttura del legno. Oggi affiorano su un'area molto vasta, che tocca i territori di Perfugas, Martis, Laerru, Bulzi, Sedini, Chiaramonti e Santa Maria Coghinas; la località Carrucana, nel comune di Martis, è fra le più note.
L'acqua ha fatto il resto. Il Coghinas è per portata e lunghezza uno dei principali fiumi dell'isola, e nel 1927 il suo corso venne sbarrato alla stretta del Muzzone, fra le gole del Limbara, con una diga alta quasi sessanta metri. Ne è nato il lago che oggi bagna anche il territorio di Tula: lo raccontiamo nella pagina dedicata al Lago del Coghinas.
La limba: il sardo logudorese
Qui si parla ancora sardo, e la varietà locale ha un nome che i linguisti conoscono bene: logudorese. È considerata la parlata più conservativa della lingua sarda, cioè quella rimasta più vicina al latino da cui deriva. Si sente in parole che chiunque può riconoscere: limba per lingua, abba per acqua, dove l'italiano ha modificato i suoni originari.
Il logudorese distingue anche gli articoli plurali per genere, sos al maschile e sas al femminile, e ha alle spalle una tradizione letteraria e poetica che comincia nel Quattrocento: è per questo che a lungo è stato considerato il modello ortografico di riferimento per lo scritto. Nei paesi resta la lingua della conversazione fra chi si conosce, e la poesia estemporanea a gara è ancora un'arte praticata.
Campagna, greggi e paesi
L'economia di questa fascia interna è rimasta a lungo agricola e pastorale, e in buona parte lo è ancora. Il pascolo occupa gli altopiani e i versanti, i seminativi e gli oliveti le conche più fertili; le vigne salgono dove il suolo vulcanico si scalda bene. Il paesaggio ordinario è fatto di muretti a secco, tancas recintate, greggi in movimento e strade che curvano seguendo le curve di livello invece di tagliarle.
I paesi sono piccoli, spesso poche migliaia o poche centinaia di abitanti, e vivono di ritmi propri: il bar del mattino, il mercato settimanale, le feste patronali che scandiscono l'anno. Non è un territorio che si consuma in una mattinata, ed è anche per questo che conviene fermarcisi invece di attraversarlo.
La nostra casa sta proprio in questo paesaggio: in periferia, adiacente alla campagna, ma a trecento metri dal centro di Tula, così da avere sia il silenzio della sera sia i servizi del paese a portata di passeggiata. Se vuoi capire cosa si raggiunge da qui, abbiamo raccolto i luoghi che consigliamo nella pagina dintorni.
Dormire dentro il territorio, non di passaggio
Tula sta esattamente nel punto in cui Logudoro, Anglona e Gallura si incontrano. La nostra casa è in periferia, adiacente alla campagna, ma a 300 metri dal centro del paese.